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fai esistere l’estate

e stamattina piove a dirotto, e stanotte pioveva così tanto che con le persiane chiuse per non fare entrare l’acqua ho dovuto barattare le persiane chiuse con la finestra chiusa, e anche così la pioggia batteva forte sui vetri. penso stanotte non piovesse storto. pioveva dritto, in orizzontale.
luglio ha fatto il suo tempo, appartiene al passato. è stato breve e scorretto nel suo ruolo, quindi per evitarmi delusioni penso che ignorerò il meteo e sarò felice di me anche senza il sole canonico che ci si potrebbe aspettare da un’estate come un’altra, come era quella di quel famoso film, non il tempo delle mele ma qualcosa del genere..
after tomorrow

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l’inesistente estate

dov’è finita l’estate? ogni 2 giorni piove, o si rannuvola totalmente tutto. al di là del fatto di non andare in vacanza, non mi è mai pesato, al di là del fatto che ogni mattina mi sveglio pensando che mi devo laureare al più presto, e inizio a pensare che non sia una cosa sana, l’estate sembra sparita.
le nuvole occupano con insistenza il cielo e le temperature non sono costantemente intorno ai 30 gradi (27 di notte) come ero abituato, scherzi della meteorologia che si transforma in umorologia del singolo cioè me.
aspettavo quest’estate assetato, e invece mi sono trovato davanti una primavera abbastanza assurda. diamole il tempo di recuperare in agosto, vediamo che succede.

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scegliere.

si arriva a un certo punto dove il punto chiave è la scelta
choose
e la letteratura è piena di ste cose. la parte su cui vorrei porre la mia attenzione non è il fatto che prima o poi tutti bisogna scegliere, ma la mancanza degli elementi per scegliere.
si possono raccogliere pro e contro finché si vuole, ma non tutti valgono uguali: ci saranno da entrambe la parti cose ridicole e cose più importanti. un gelato fa ingrasssare ma a me cosa me ne frega? fregherà a mario, che è grasso, ma a me? a me no, infatti me lo mangio. al di là che sia relativo se il gelato fa ingrassare o no, o per lo meno è relativo che sia importante, i pro e contro variano di importanza. il fatto che faccia ingrassare è meno importante del fatto che isa buono, e più importnate del colore del gelato.

se tutti itratti distintivi di una situazione fossero identificabili come quelli di un gelato, la vita sarebbe più semplice.
ma la vita non è semplice, per lo meno non quando bisogna operare una scelta: più la scelta è importante, meno è facile farla, concetto semplice e conosciuto da tutti.

il che ci porta al cuore della questione: non avendo tratti distintivi in mano, la scelta non verte più sulla situazione, ma sulla persona che la opera. che a questo punto deve guardare dentro se stesso (frase cara a questo decennio) e capire cosa vuole veramente (altra stringa rieccheggiante nelle parti più usurate del cervello).

ma la realtà è, penso io, che in casi simili la questione si restringa adomande del tipo: status quo, o ci muoviamo da qui?
e così la situazione, che sembrava un tiro alla fune tra due colonne ben ordinate di eventi, si rivela essere un cono gelato messo sulla sua punta inferiore, su uno spaventoso equilibrio istabile e noi che dobbiamo dare una spintarella, casuale a questo punto da un punto di vista ontologico. e non possiamo non scegliere, perché (come dice e disse e dirà anche victor) la non scelta è una scelta.

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a blog, blog a

ascolto elisa, candido pomeriggio estivo che molto estivo non è. e creo un blog, cossicchè alcune cose risultino più semplici.
e gioco a ogame.
elisa

a riascoltare vecchie canzoni, vecchie di qualche anno per carità.
più lontane comunque di quanto si potrebbe pensare quando si dice “qualche anno”. the couch, di alanis morisette (non mi piacela gente che chiama gli autori solo per nome, troppo confidenziale, o per cognome, troppo da professionisti), ha un bel gioco di maggiore/minore; consigliata.

The Couch

by Alanis Morissette

You hadn’t seen your father in such a long time
he died in the arms of his lover how dare he
your mother never left the house
she never married anyone else you took it upon yourself to console her
you reminded her so much of your father
so you were banished and you wonder why you’re so hypersensitive
and why you can’t trust anyone but us
but then how can I begin to forgive her so many years under bridges
with dirty
water
she was foolish and selfish and cowardly if you ask me
I don’t know where to being in all of my 50 odd years
I have been silently suffering and adapting perpetuating and enduring
who are you younger generation to tell me that I have unresolved
problems
not many examples of fruits of this type of excruciating labour
how can you just throw words around like grieve and heal and mourn
I feel find we may not have been born as awake as you were
It was much harder in those days we had paper routes uphill both ways
we went from school to a job to a wife instant parenthood
I walked into his office I felt so self-conscious on the couch
he was sitting down across from me he was writing down his hypothesis
I don’t
know
I’ve got a loving supportive wife who doesn’t know how involved she
should get
you say his interjecting was him just calling me on my shit?
just the other day my sweet daughter I was driving past 203 I walked
up the
stairs in my mind’s eye
I remember how they would creak loudly
she was only responsive with a drink he was only responsive by photo
I was only trying to be the best big brother I could
I’ve walked sometimes confused sometimes ready to crack open wide
sometimes indignant sometimes raw
can you imagine I pay him 75 dollars an hour sometimes
it feels like highway robbery
and sometimes it’s peanuts
I wish it could last a couple more hours
so here we both are battling similar demons (not coincidentally)
you see in getting beyond knowing it solely intellectually you’re not
relinquishing your majestry
you are wise you are warm you are courageous you are big
and I love you more now than I ever have in my whole life