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29th aprile 2011

Cenotes

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Volavo

e voglio tenermela con me, questa sensazione
in un’enorme stanza, volavo lentamente, a movimenti ampi e precisi. Volavo, fino a toccare per terra, la roccia, in una stanza di enormi stalattiti, con poca luce. con quella poca luce vedevo centinaia di colori, potevo immaginare a malapena cosa potesse essere veramente quel posto se avesse visto la luce vera.

Alcuni metri sopra di me, quasi ferma, volavi tu. Alzavo gli occhi, ti guardavo, mi staccavo a pochi centimetri da terra.
Fermi, lontani da qualsiasi altra cosa, guardandoci ma staccati l’uno dall’altra. Tanta acqua a dividerci e separarci. Poche persone, abbastanza lontane da rassicurare che fosse tutto reale senza disturbare.

Soprattutto, quella lentezza. Quella lentezza e quella bellezza a rubare gli occhi, cercando luce nella poca luce che c’era. Cercando buio per poter scappare ancora, rallentando tutto ancora di piĆ¹. Tutto nella mia mano destra, la sinistra aperta verso di te, a salire all’infinito, infinitamente lento.

Piccola, tu, e la distanza a spegnersi, piano, fino a rubare l’ultima acqua tra noi, in un delirio di lentezza, tra centinaia di colori nel buio riconoscerli i tuoi occhi, i tuoi fianchi.
Non avrei voluto altro che sparire in quel momento, in un tuo sorriso.

Non avrei voluto altro che sparire in quel momento, in un tuo sorriso.